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Keto diet

La dieta chetogenica non è un trattamento valido per l’obesità, secondo il pioniere George Blackburn

George Blackburn, pioniere della dieta chetogenica, riteneva che non fosse utile per  perdere peso.

Perché non è educativa, cioè non insegna a mangiare in maniera corretta, non insegna ad acquisire uno stile di vita attivo e salutare.

Nonostante l’entusiasmo degli ultimi anni per le diete chetogeniche è probabile che Blackburn avesse ragione.

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Articolo pubblicato sul Fatto Alimentare:

La fortuna della dieta chetogenica non sembra conoscere crisi. Una recente revisione e dichiarazione di consenso italiana ha allargato le sue indicazioni di impiego consigliandole come approccio terapeutico anche per patologie in cui non vi sono chiare evidenze di beneficio. Tuttavia è difficile oggi avere una visione oggettiva e indipendente sulla loro validità e sicurezza poiché numerose pubblicazioni in letteratura sono sponsorizzate da aziende che vendono kit o cibi preconfezionati per questo tipo di diete (Vlckd, da Very Low Caloric Ketogenic Diet, in italiano diete chetogeniche a bassissimo apporto calorico). Il costo di una dieta chetogenica seguita utilizzando prodotti di aziende specializzate si aggira sui 300 euro al mese. Il fatturato è considerevole anche perché alcune persone le ripetono diverse volte nel corso della vita.

Nei numerosi corsi organizzati per insegnare ai medici come impostare questo tipo di diete, viene sempre nominato colui che è considerato uno dei pionieri della Vlckd, il professor George L. Blackburn di Harvard, che negli anni ’70 per il suo dottorato aveva trattato centinaia di pazienti con questo tipo di dieta, e negli ultimi anni viene spesso citato come il padre della dieta chetogenica per gli studi da lui condotti 50 anni fa. Ma cosa ne pensava veramente Blackburn di questo drastico regime dietetico per  trattare l’obesità?

Nel 2007 Blackburn, come tanti altri famosi professori di nutrizione (ad esempio Ancel KeysFred StareWalter Willett), pubblica un libro divulgativo ove sintetizza il suo pensiero dopo 30 anni di ricerca, e descrive lo stato dell’arte riguardo il trattamento dell’obesità. Diversi esperti lo aiutano nella stesura di molti capitoli del suo libro Break trough your set point. A inizio libro Blackburn, tra i ringraziamenti, lascia la parola al suo carissimo amico, nonché finanziatore dell’omonima cattedra di nutrizione “S. Daniel Abraham” da lui gestita: Danny Abraham fondò nel 1976 la SlimFast Food Company grazie alle indicazioni nutrizionali dello stesso Blackburn.

A parte questo spazio, che potremmo definire “pubblicitario”, nel resto del libro non si trova alcun riferimento all’uso di pasti sostitutivi, vitamine o integratori per perdere peso. Anzi, l’autore stesso si scaglia contro questi supplementi, perché creano false aspettative, un senso di disperazione e sfiducia tra le persone che li provano, e possono ritardare o allontanare le persone da trattamenti che possono fare la differenza come mangiare meno ed essere fisicamente attivi.

Il libro ha un approccio multidisciplinare e l’argomento è trattato in maniera molto equilibrata basandosi sulle evidenze scientifiche a disposizione sino al 2007. Non si parla solo di alimentazione, dando regole pratiche molto utili, ma anche di attività fisica, interventi motivazionali, terapia cognitivo-comportamentale, mindfulness, controllo dello stress, igiene del sonno e ricerca della felicità. Quest’ultimo punto è veramente interessante e originale per un testo di nutrizione e obesità.

Ogni persona ha un suo set point, o peso corporeo in equilibrio, che tende a mantenere sia quando si diminuisce, sia quando si aumenta il cibo consumato. Il messaggio principale del testo è di ridurre il proprio peso non più del 10%, raggiungere e mantenere il nuovo punto di equilibrio per almeno sei mesi, per poi intraprendere eventualmente un’ulteriore perdita ponderale. 

A questo proposito, viene ricordato il celeberrimo studio di Ancel Keys degli anni ’50 (The Minnesota Experiment) in cui a dei giovani adulti sani hanno seguito una dieta da 1.600 kcal per sei mesi consecutivi. I partecipanti sono diventati depressi, irritabili, rallentati e scoordinati. Nei tre mesi successivi di riabilitazione in cui hanno ricevuto gradualmente quantità incrementali di cibo sono comparsi dei comportamenti singolari: alcuni soggetti mangiavano sino a vomitare e quindi, dopo aver rimesso, chiedevano ulteriore cibo; altri mangiavano sino a non essere capaci di introdurre più nulla, neppure un boccone, e ciononostante riferivano di avere ancora fame; questi comportamenti – scrive l’autore – sono simili a quelli di coloro che hanno provato le cosiddette crash-diet (diete drastiche) studiate per rapidi cali ponderali.

La lezione da imparare – scrive Blackburn – è che è estremamente impegnativo provare a perdere molto peso in poco tempo. Il tuo corpo si ribella contro questi tentativi, facendo riprendere il peso perso con il rischio di indurre strani e poco salutari comportamenti alimentari”.

E le diete chetogeniche? Quale spazio viene riservato loro nel trattamento dell’obesità da parte di uno dei pionieri di questo tipo di diete? Nessuno! Non vengono neppure menzionate come opzione terapeutica nel suo libro! Anzi è interessante leggere cosa scrive Blackburn delle diete drastiche alla moda. “Non servono a nulla perché non sono sostenibili nel lungo termine, non permettono di acquisire nuove abitudini salutari e si ritorna inevitabilmente alle vecchie abitudini”.

L’autore cita espressamente il suo studio di dottorato degli anni ’70 in cui aveva paragonato la dieta chetogenica (da 400-800 kcal al giorno) con un trattamento ipocalorico (-500 kcal al giorno), su 668 soggetti. Risultato: dopo due anni dal trattamento coloro che avevano seguito la dieta chetogenica avevano recuperato più di metà del peso perso; invece il gruppo che era dimagrito lentamente alla fine dei due anni aveva perso peso in egual misura se non più rispetto a coloro che avevano seguito la dieta drastica. Quando si perde più del 10% del proprio peso il corpo inizia ad opporsi al cambiamento. Molti studi clinici confermano questo. 

Sono passati alcuni anni dal 2007 e nuovi studi hanno rilanciato le Vlckd che vengono presentate come una panacea non solo per l’obesità ma anche per molte altre malattie. Se Blackburn aveva ragione riguardo la loro inefficacia nel trattare l’obesità lo scopriremo solo in futuro perché la letteratura scientifica sull’argomento è contaminata da diversi studi non indipendenti. Comunque nel rispetto della sua memoria dobbiamo ricordare che non solo è stato uno dei primi a studiarle ma anche a criticarle.

L’autore dichiara di non avere alcun conflitto di interessi.

 

About The Author

Medico Nutrizionista Clinico, Food Politics. Diet-debunker.

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