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Probabilmente a molti non interessa il dibattito sulla etichettatura degli alimenti e la guerra tra Italia e resto d’Europa.

In realtà è un argomento di politica nutrizionale molto importante perché evidenzia come il nostro paese sia ostaggio dell’industria alimentare.

L’Italia non ha realizzato nessuno dei quattro punti indicati dalle autorità internazionali per contrastare l’obesità …

La WCRF indica quali sono i punti da seguire (evidence based) per contrastare l’obesità: https://bit.ly/3DUF1r6

1)      Misure fiscali (ad es Sugar tax)
2)      Restrizione del marketing di alimenti non salutari soprattutto verso i bambini
3)      Etichette chiare per evidenziare gli alimenti salutari (Front Of Pack Label)
4)      Controllo del conflitto di interesse e dell’interferenza dell’industria sulle politiche nutrizionali …

Cosa ha fatto l’Italia? La Sugar Tax l’ha bloccata! Si è inventata una finta etichetta per bloccare il Nutriscore! Nessun controllo della pubblicità verso i bambini! Va a braccetto con l’industria … sembra che sia l’industria a dettare l’agenda politica del governo e non viceversa.

Risultato: abbiamo i bambini tra i 5 e i 9 anni che sono i più obesi del continente Europeo , più obesi dei bambini di tutte queste nazioni:

Greece, Malta, Andorra, Spain, Israel, Portugal, Cyprus, Ireland, Turkey, United Kingdom, France, EU Member States, Croatia, Hungary, Serbia, Bulgaria, Iceland, Slovenia,Czechia,
Poland, Finland, Norway, Luxembourg, North Macedonia, Germany, Albania, Austria, Denmark, Montenegro, Romania, Netherlands, Slovakia, Russian Federation, Belgium, Sweden, Belarus, Bosnia and Herzegovina, Latvia, Ukraine, Switzerland, Lithuania, Estonia, Georgia, Kazakhstan, Armenia, Azerbaijan, Turkmenistan, Republic of Moldova, Uzbekistan, Kyrgyzstan!

Buona lettura (sono 3 articoli del Fatto Alimentare collegati tra loro):

 

Nutrinform Battery contro Nutri-Score, l’industria alimentare contro la salute pubblica

By permission del Fatto Alimentare ©

Continua in Italia il dibattito tra l’etichetta a batteria (NutrInform Battery) e il Nutri-Score. Buona parte dell’industria alimentare per poter promuovere i prodotti ricchi di zuccheri, grassi e sale sostiene che “non esistono alimenti buoni o alimenti cattivi”. Ma le diete più salutari al mondo (Dieta mediterranea, vegetariana e quelle rurali dell’Asia) sono composte da una prevalenza di alimenti che potremmo definire ‘buoni’. Si tratta di frutta, verdura, cereali, frutta secca a guscio e legumi rispetto ad alimenti ultra-processati, come biscotti farciti, bevande zuccherate e piatti istantanei, che hanno una composizione sbilanciata perché si allontanano da ciò che l’uomo ha mangiato nella sua storia evolutiva. Un’alimentazione non corretta è alla base di molte delle malattie croniche della nostra società come diabete mellito, obesità, malattie cardiovascolari e tumori.

L’adozione di un’etichetta interpretativa fronte-pacco (Front of pack food labelling – Fopl) sull’imballaggio dei prodotti alimentari è considerata una priorità per promuovere delle diete salutari da parte dell’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) e anche del Wcrf (World Cancer Research Fund International) (1-2). L’etichetta a semaforo britannica che utilizza i colori verde, giallo e rosso (vedi sotto) ha dimostrato di essere molto efficace nel cambiare le abitudini e gli acquisti di cibo dei consumatori con delle rilevanti conseguenze per alcuni prodotti (3). Per questo l’industria alimentare in Europa, prima che venisse adottata ufficialmente nel Regno Unito, ha speso più di un miliardo di euro per cercare di bloccarla (4). Uno dei motivi di questa avversione nei confronti dell’etichetta adottata nel Regno Unito, è probabilmente l’interesse di una parte dell’industria alimentare di avere un pubblico di consumatori confuso sul valore nutrizionale dei prodotti, da indirizzare meglio con la pubblicità (5).

 

Esempio di etichetta nutrizionale a semaforo adottata nel Regno Unito

L’industria alimentare nel mondo utilizza diverse tattiche per cercare di bloccare l’introduzione da parte dei vari governi di etichette esplicative da posizionare sugli imballaggi dei prodotti. Le tattiche più usate sono quattro: ritardare, dividere, deviare e negare. (2) In Italia l’industria ha cercato di fare meglio ‘riuscendo’ nell’impossibile impresa di tutelare due interessi opposti: il business e la salute pubblica. Il frutto di questo lavoro è la creazione di una nuova etichetta denominata NutrInform Battery realizzata con la collaborazione di quattro ministeri (Agricoltura, Sviluppo economico, Esteri e Salute), l’Istituto superiore di sanità e il Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria).

Questa NutrInform Battery ha solo due studi in letteratura, finanziati da Federalimentare (Federazione italiana dell’industria alimentare) e realizzati alla Luiss University di Roma (università privata finanziata da Confindustria), che sostengono la superiorità di questo modello  rispetto al Nutri-Score francese. I motivi? “È più comprensibile, dà più informazioni ed è quindi più utile per fare la spesa”. (6-7) Purtroppo sappiamo dalla letteratura che gli studi finanziati da portatori di interessi hanno, in percentuali elevate, risultati favorevoli a chi finanzia la ricerca (‘Funding effect’).

Etichetta NutrInform Battery frutto della collaborazione di quattro ministeri (Agricoltura, Sviluppo economico, Esteri e Salute), l’Iss e il Crea

La NutrInform Battery è stata promossa da politici, istituzioni e associazioni di categoria che, coerentemente con la loro mission, portano avanti gli interessi dell’industria e dell’agricoltura italiana con l’intenzione di permettere “scelte consapevoli e … (di) informare i consumatori in modo rapido e immediato sulle caratteristiche nutrizionali dell’alimento”. Il risultato però è deludente, poiché il sistema risulta poco comprensibile e quindi poco utile nel promuovere scelte più salutari.

Facciamo degli esempi. Immaginiamo di essere in un supermercato per fare la spesa. Dobbiamo comperare una ventina di prodotti, abbiamo poco tempo perché siamo di fretta e abbiamo bambini piccoli che ci distraggono. Dobbiamo stare attenti ai prezzi, alle offerte, a comprare alimenti che non fanno troppo ingrassare. Ecco l’etichetta di tre prodotti che desideriamo comperare (vedi foto sotto) : una crema alla nocciola (prodotto 1), biscotti (prodotto 2) e pane integrale (prodotto 3). Quali tra questi cibi andrebbero evitati per contrastare sovrappeso e obesità? Provate a decidere ‘a colpo d’occhio’, in modo rapido e immediato! È evidente che la cosa risulta abbastanza complicata.

Etichetta NutrInform battery di tre prodotti: crema alla nocciola (prodotto 1), biscotti (prodotto 2), pane integrale (prodotto 3)

Le batterie posizionate sotto le varie voci (energia, grassi, grassi saturi, zuccheri e sale) indicano la quantità di ogni elemento nutritivo presente nella porzione del prodotto considerato. La batteria degli zuccheri si riferisce alla normativa europea (Reg. 1169/2011) e considera come assunzione giornaliera 90 grammi, un valore distante dai 75 g al giorno consigliati dai Larn nel 2014 e dai 50 grammi indicati dall’Oms. In altre parole la batteria degli zuccheri usa come riferimento un valore   quasi doppio rispetto a quello consigliato dall’Oms. Possiamo dire che la grafica del NutrInform Battery sottostima la quantità di zuccheri che assumiamo. Veniamo all’etichetta a semaforo Nutri-Score francese che probabilmente verrà adottata quest’anno come modello europeo.

L’etichetta a semaforo Nutri-Score permette di capire subito quali sono gli alimenti da evitare o da ridurre, perché sbilanciati dal punto di vista nutrizionale e contengono troppi zuccheri e grassi

Osservando l’etichetta il consumatore capisce subito quali sono gli alimenti da evitare o da ridurre, in quanto sbilanciati dal punto di vista nutrizionale poiché contengono troppi zuccheri, grassi o sale (la crema e i biscotti che riportano un colore rosso). Al contrario il pane è un alimento con caratteristiche nutrizionali nel complesso buone e quindi si aggiudica un colore verde nel semaforo. Usando l’etichetta a batteria non si riesce a giungere alle stesse conclusioni in un batter d’occhio, e anche osservando con attenzione si fa fatica a decodificare il significato.  Che senso ha informare il consumatore con tanti dati se poi non li sa interpretare? Anche gli autori di questo articolo, che sono nutrizionisti e sono abituati a leggere le etichette, sono disorientati di fronte alla NutrInform Battery, figuriamoci le persone che hanno una cultura nutrizionale inferiore rispetto a quella degli addetti ai lavori.

Entriamo adesso nella corsia cereali per la prima colazione dove ci sono almeno 15 confezioni e immaginiamo di voler scegliere quelle più valide per contrastare obesità e sovrappeso? Per praticità scegliamo solo tre tipi che attirano la nostra attenzione. Vediamo se la NutrInform Battery ci aiuta a scegliere.

In queste immagini le etichette sono allineate e possiamo facilmente comparare fra loro i tre cereali per la prima colazione che hanno una composizione simile. Ma questo confronto è abbastanza complicato da fare nella corsia del supermercato, dove dobbiamo memorizzare i valori della prima etichetta per confrontarla con le altre due. E infine stabilire quale dei tre è il cereale migliore?  

Vediamo ora come vengono classificati gli stessi cereali con l’etichetta a semaforo Nutri-Score. Il confronto diventa molto più semplice, basta guardare il colore dal verde all’arancione per capire che le differenze ci sono.

 

Adesso vediamo cosa succede durante l’acquisto di biscotti, volendo scegliere i migliori da un punto di vista nutrizionale.

La  NutrInform Battery riferita a questi sei tipi di biscotti “ti manda in tilt” perché ha troppi numeri da confrontare tra loro, e non si riesce ad avere neppure un giudizio di sintesi per la categoria biscotti. Il Nutri-Score ci permette non solo di evidenziare in modo rapido e immediato i biscotti migliori, ma consente anche di valutare i biscotti come gruppo alimentare, perché sono pochi quelli che meritano un giudizio ‘A’ o ‘B’ verde, quasi tutti meritano il colore arancione/rosso ‘D’ o ‘E’. Quindi il consumatore, grazie al Nutri-Score capisce che i biscotti sono prodotti da consumare con moderazione.

Seguendo le linee guida per una sana alimentazione si scopre che i biscotti a colazione possono essere tranquillamente sostituiti al pane tutte le volte che vogliamo. Quindi sarebbe utile capire cosa comporta utilizzare biscotti a colazione al posto del pane. La NutrInform Battery è poco utile  perché, riferendosi alle porzioni indicate da ogni produttore non è possibile comparare gruppi alimentari diversi (in questo caso 50 grammi il pane e 30 i biscotti). Il Nutri-Score invece si riferisce sempre a 100 g di alimento, quindi è possibile confrontare anche prodotti che appartengono a categorie diverse come il pane e i biscotti: il pane si colloca tra ‘A’ e ‘B’ (verde) mentre i biscotti tra ‘D’ e ‘E’ (arancione e rosso).

 

Anche in questo caso il Nutri-Score per chiarezza ed immediatezza sbaraglia la NutrInform Battery. Il consumatore capisce che è sempre preferibile il pane piuttosto che biscotti e questa è un’informazione che può aiutare a contrastare l’obesità! È chiaro che il pane viene mangiato con marmellata, miele, formaggio o altro. Ma qualunque sia il companatico a parità di peso (ad esempio 50 g di pane e marmellata al posto di 50 g di biscotti) il pane e affettato/formaggio/marmellata o altro, ha sempre meno calorie e zuccheri rispetto ai vari biscotti. Si dirà che la porzione standard dei biscotti è di soli 30 grammi, ma questa è solo teoria: quale adolescente si limita a soli 3-4 biscotti quando questi sono così friabili, da sciogliersi in bocca senza neppure doverli masticare. Ci sono poi alcune confezioni di biscotti che propongono come porzione 50 g di prodotto! 

Concludendo il Nutri-Score è semplice e di immediata comprensione per il consumatore. I colori, le lettere e la grafica sono così chiari che non occorre neppure spiegare questo tipo di etichetta. Non si può dire lo stesso per l’etichetta a batteria italiana (colore azzurrino pallido) che fornisce tante informazioni. Ha 17 numeri, di cui 14 variano continuamente adattandosi alle porzioni indicate che possono essere di 15, 30, 50, 80 o addirittura 150 grammi. Diventa molto complicato decodificare e memorizzare i valori e quindi crea facilmente confusione. 

Il Nutri-Score è stato creato da un’università francese e ha a suo sostegno oltre 40 studi indipendenti pubblicati in riviste peer reviewed.  Ci sono centinaia di scienziati che appoggiano il Nutri-Score, ma è imbarazzante vedere che in Italia si fanno delle pubblicazioni in cui lo si critica in tutti i modi per sostenere una presunta superiorità della NutrInform Battery nell’informare il cittadino e contrastare l’obesità (“the NutrInform Battery system results seem to support its conceptual superiority and use as a valid public health strategy to reduce obesity and related disorders”) (8). Dai pochi esempi che abbiamo illustrato chiunque può capire come sia inverosimile che la Nutrinform Battery abbia una qualche utilità per contrastare l’obesità e favorire scelte alimentari consapevoli.

Da quanto spiegato risulta purtroppo imbarazzante vedere che il ministero della Salute, l’Iss e il Crea siano schierati a favore del Nutrinform Battery dimenticando così la loro mission: tutelare la salute dei cittadini.

Adottare la Nutrinform Battery (come del resto il Nutri-Score) è una scelta facoltativa e in Italia a quanto ci risulta fra le grandi aziende solo ferrero la propone sui suoi prodotti. Forse l’obiettivo reale di questa operazione è tenere lontano il Nutri-Score che permetterebbe al consumatore di capire e scegliere con consapevolezza tra i prodotti, con buona pace dei bambini italiani che sono tra i più obesi d’Europa!

Antonio Pratesi Abril Gonzalez Campos (gli autori dichiarano di non aver alcun conflitto di interesse)

Bibliografia:

  1. Health Evidence Network Synthesis Report 61. What is the evidence on the policy specifications, development processes and effectiveness of existing front-of-pack food labelling policies in the WHO European Region?” Oms, Ufficio regionale europeo
  2. Building momentum: lessons on implementing a robust front-of-pack food label” World Cancer Research Fund
  3. Front-of-pack nutrition labels prompt surprise swing in sales” Food Manufacture
  4. All in this together: the corporate capture of public health” British Medical Journal
  5. UN Summit on non-communicable diseases. Up to the Summit: Inglorious paths” World Nutrition
  6. Effects on consumers’ subjective understanding of a new front-of-pack nutritional label: a study on Italian consumers” Taylor & Francis Online
  7. A cross-country experimental study on consumers’ subjective understanding and liking on front-of-pack nutrition labels” Tayler & Francis Online 
  8. Front‐of‐pack (FOP) labelling systems to improve the quality of nutrition information to prevent obesity: NutrInform Battery vs Nutri‐Score” Eating and Weight Disorders

© Riproduzione riservata Foto: stock.adobe.com, depositphotos.com

By permission del Fatto Alimentare ©

12 Commenti

  1. È certamente penoso vedere schierate le istituzioni sanitarie italiane al fianco degli industriali e non dei cittadini/sudditi, ma, per quel che mi riguarda, sarebbe molto meglio investire sulla consapevolezza e capacità di interpretazione dei consumatori.

  2. massimo piselli

    “L’industria alimentare per poter promuovere i suoi prodotti ricchi di zuccheri, grassi e sale ” Non vi viene in mente che l’industria produce quello che il mercato chiede ?

  3. Tra l’immediatezza semplicistica della Nutri-Score e l’invisibilità della Battery all’italiana, quoto decisamente la più completa, istruttiva e visibile nutrizionale a semaforo del Regno Unito.

    • Avendo vissuto nel Regno Unito ho avuto modo di apprezzare l’etichetta “a semaforo”, ma soprattutto secondo me non è un caso che né il NutriScore né il NutrinformBattery riuniscano entrambi i pregi dell’etichetta inglese:
      – il NutriScore ha i colori (verde, giallo, rosso) ma mescola tutte le informazioni in una sola indicazione
      – il NutrinformBattery ha le indicazioni separate per i nutrienti, ma non ha i colori.

      Ma poi, se c’era già qualcosa che funzionava più che bene, perché perdere tempo a inventarsi qualcosa di nuovo? Forse perché quello che c’è funziona “troppo” bene?

    • Fra l’altro noto che il semaforo inglese fa riferimento alle porzioni medie, non ai 100 grammi. Cosa che (se definita a livello ministeriale) giudico di fondamentale importanza per dare un vero servizio alla salute pubblica.

    • Infatti è uno degli aspetti che la rendono precisa e realmente utile, perché dei 100g teorici non è rappresentativo di nessuna porzione consumata, ma solo per fare confronti teorici di principio tra alimenti simili.
      Ad onor del vero anche la nostra Battery nazionale fa’ riferimento alla porzione media generalmente consumata, ma la grafica la rende invisibile per il colore troppo neutro e che non richiama certo l’attenzione del consumatore.
      Infine come sostiene giustamente il Dott. La Pira, con il quale ci confrontiamo da anni sull’argomento, restano da stabilire le porzioni medie consumate per ogni alimento, parametri importanti che non possono ne debbono essere lasciati alla discrezione dei produttori, ma che dovranno essere stabiliti da un’autorità sanitaria comunitaria, magari su base indicazioni dell’Oms.

  4. L’etichetta italiana a batteria è molto più completa e difficile da ingannare, rispetto alla Nutriscore, per la quale le industrie hanno già messo in commercio una quantità di prodotti ultratrasformati con dozzine di additivi, addensanti, coloranti, conservanti, emulsionanti, stabilizzanti… tutti singolarmente non nocivi e quindi adatti a ottenere il semaforino verde, per dire, la cocacola zero ottiene il “verde”, come i finti burgher di soia… mentre i gelati artigianali ottengono il “rosso” perché colpevoli di contenere zucchero, uova, panna.

    L’etichetta italiana ha solo bisogno di un po’ di colore per renderla più immediatamente comprensibile e di un peso di riferimento fisso obbligatorio, ad esempio per 100 grammi di prodotto e non per “porzione” (arbitraria, comunque venga decisa), e che dimenticherò nel momento in cui tuffo la mano nel sacchetto, mentre se so che su 100 grammi di quello che compro il 10% sono grassi ho un riferimento preciso e inequivocabile.

  5. Che noia questa solfa anti-italiana.
    Non è solo l’industria italiana che è contraria al Nutriscore, lo sono un nugolo di scienziati, i consorzi, il governo, alcune associazioni di consumatori (a parte altroconsumo).
    Poi ci siete voi che fate campagna contro e pubblicate sempre gli stessi argomenti:

    PS a favore del Nutriscore ci sono i francesi che sono contrari alla Dieta Mediterranea, nonché molte multinazionali di quelle che “alla nostra industria” fanno un baffo in quanto a prodotti iperelaborati.
    Ciao

  6. Smettiamola con le CROCIATE. Si può e si deve addivenire ad un compromesso prendendo ciò che di buono hanno i vari sistemi

    L’esordio è da bolla papale di scomunica del basso medioevo: “La NutrInform Battery è stata promossa da politici, istituzioni e associazioni di categoria che, coerentemente con la loro mission, portano avanti gli interessi dell’industria e dell’agricoltura italiana con l’intenzione di permettere “scelte consapevoli e … (di) informare i consumatori in modo rapido e immediato sulle caratteristiche nutrizionali dell’alimento”. Il risultato però è deludente, poiché il sistema risulta poco comprensibile e quindi poco utile nel promuovere scelte più salutari.”
    Questo è l’esempio di un giornalismo fazioso. Già si giudica un sistema senza nemmeno conoscerlo approfonditamente. Il mondo non è Bianco o nero!!!
    Vogliamo cominciare a discutere serenamente e, per quanto possibile scientificamente, dell’argomento?
    PRO
    Distillando: “…il sistema risulta poco comprensibile”. E’ vero, Nutriscore ha l’IMMEDIATEZZA della comunicazione cromatica che viene mentalmente associata alla salubrità nutrizionale.

    CONTRO
    Il Nutriscore ha l’enorme svantaggio di non considerare il principio fondamentale della Tossicologia Moderna (a suo tempo enunciato da Paracelso) ed utilizzato in tutte le considerazioni scientifiche: “la dose fa il veleno”. Il fatto di riferirsi sempre a 100 g allo scopo di effettuare confronti “omogenei” fra prodotti della stessa categoria NON risulta essere molto educativo nelle scelte alimentari.

    A suo tempo il SINU, Società Italiana di Nutrizione Umana, ha pubblicato un fondamentale lavoro relativo allo Standard Quantitativo delle Porzioni (lo si scarica gratuitamente digitando Standard Quantitativo delle Porzioni in qualsiasi motore di ricerca).
    Quindi, abbiamo un TERRENO COMUNE definito come: “La porzione standard è la quantità di alimento che si assume come unità di riferimento riconosciuta e identificabile sia dagli operatori del settore
    Nutrizionale e sia dalla popolazione”.

    Il sistema FoP ha l’enorme vantaggio di utilizzare sia la COMUNICAZIONE CROMATICA RAPIDA, i COLORI, sia il riferimento alla PORZIONE (che sarà arbitraria fin che si vuole ma è già un riferimento, in definitiva abbiamo delle linee guida del SINU o no?) sia il vantaggio che, come ho già dimostrato ampiamente in queste pagine, laddove il NUTRISCORE, per l’olio extravergine di oliva, 100 g, sulla base di una composizione del CREA riceve un colore ARANCIONE (16.16 % di grassi saturi), con il sistema FoP ed utilizzando la PORZIONE così come definita dal SINU (10 g) avrà, rispetto ad una dieta di riferimento da 2000 kcal, 3 colori verdi per Grassi Totali, saturi, Zuccheri e Sale, ovvero: “LA DOSE FA IL VELENO”.

    Infatti 100 g di olio extravergine di oliva ottengono 2 etichette rosse: Grassi e grassi saturi e, ovviamente 2 etichette verdi per Zuccheri e Sale.

    Capite qual sia l’importanza, per noi consumatori, di utilizzare al meglio le informazioni nutrizionali!

    È VERO, il sistema Nutrinform Battery ha lo svantaggio della scarsa immediatezza di comunicazione tramite colori. Inoltre è di scarsa leggibilità immediata per il lettore medio (consumatore) ma, presenta il vantaggio di utilizzare, anche se in forma ridotta, le informazioni attuali presenti nel sistema di etichettatura specificato dal reg. 1169/2011 con il vantaggio aggiuntivo del riferimento alla PORZIONE.

    L’uovo di Colombo: “perché non aggiungere i colori?”. In questo modo avremo il vantaggio cromatico proposto da Nutriscore e FoP con in più le informazioni supplementari della PORZIONE e della dieta di riferimento la cui importanza è fondamentale come vedremo quando si discute di alimentazione BILANCIATA. Non scordatevi mai di chiedervi sempre, quando parlano di alimentazione bilanciata: “Bilanciata rispetto a che cosa?”

    A proposito della dieta di riferimento indicata nella Parte B dell’allegato XIII al Reg. 1169/2011:

    Elementi nutritivi o energetici Consumo di riferimento
    ————————————————————————-
    Energia 8400 kJ/2000 kcal
    Grassi totali: 70 g
    Acidi grassi saturi: 20 g
    Carboidrati: 260 g
    Zuccheri: 90 g
    Proteine: 50 g
    Sale: 6 g
    ———————————————————————–

    La cosa divertente è che se si effettuano le opportune conversioni energetiche avremo:
    Grassi: 70 x 9 = 630 kcal
    Carboidrati: 260 x 4= 1040 kcal
    Proteine: 50 x 4= 200 kcal
    TOTALE: 1870 kcal

    Mancano all’appello 130 kcal! Vogliamo essere generosi? Si sono dimenticati della Fibra (2 kcal/g)?
    Allora 130/2= 65 g di fibra al giorno!!!!! ???? Provare per credere!

    Effettivamente i LARN consigliano di limitare gli zuccheri semplici a <15 % dell’energia e quindi a 75 g al giorno, per quanto riguarda l’OMS è bene nemmeno considerarla più vista la NON attendibilità e soprattutto il comportamento che ha avuto ultimamente!

    Al di la delle distinzioni dietetiche (ricordo che la decantata dieta mediterranea parla di 45–60% di Glucidi, (https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/articoli/alimentazione/dieta-mediterranea-una-piramide-di-salute) su cui si potrebbe poi addivenire ad un accordo, il problema vero è la comunicazione.

    Poi veniamo alla discussione “Immaginiamo di essere in un supermercato per fare la spesa…”
    SI fanno 3 esempi di cui il primo è Nutella e, come si vede il Nutriscore assegna un bel E, ROSSO, intendendo da consumare con estrema moderazione. Il FoP o il Nutrinform Battery (che andrebbe migliorato) per prima cosa si riferiscono alla PORZIONE e poi, il FoP indica che vi sono 3 COLORI ARANCIO (Grassi, grassi saturi, zuccheri) ed UN COLORE VERDE (sale) e quindi NON nega a priori l’alimento ma indica molto esplicitamente di rispettare almeno la PORZIONE. Con 8.5 g abbiamo 4 colori VERDE!
    Tutte queste informazioni il Nutriscore non le da, il sistema è LIMITATO ma perfettibile.

    Il secondo esempio potrebbe essere relativo a dei biscotti Petit-beurre con un bel E ROSSO nel Nutriscore ma, nel sistema FoP otterremo, per la porzione consigliata dal produttore, 25 g, tre ARANCIO per grassi, grassi saturi e zuccheri rispettivamente ed 1 VERDE per il sale! Notate che con 2 biscotti, pari a 16 g avremo 4 colori VERDE! Dovremmo escludere i Petit beurre dalla nostra dieta?

    E vediamo il terzo esempio. Se si prendono i dati dalle tabelle di composizioni del CREA il punteggio Nutriscore è A VERDE ma, analizzandoli per porzione con il sistema FoP, 50 g sono una porzione, abbiamo 3 VERDI per grassi, grassi saturi zucchero ed il COLORE ARANCIO è riservato solo al sale.

    Allora, quale dei criteri è il più informativo per noi poveri consumatori?

    La conclusione si trova all’inizio!

    Infine, “Anche gli autori di questo articolo, che sono nutrizionisti e sono abituati a leggere le etichette, sono disorientati di fronte alla NutrInform Battery, figuriamoci le persone che hanno una cultura nutrizionale inferiore rispetto a quella degli addetti ai lavori.”

    Per leggere una etichetta NON si dovrebbe essere ADDETTI AI LAVORI ma, la comunicazione dovrebbe essere la più immediata possibile, per tutti (dove per tutti intendiamo gran parte degli esseri senzienti, si spera) altrimenti se la comunicazione è per gli addetti ai lavori allora, in questo contesto, è sbagliata

    Per l’analisi sui cereali da colazione e rispondere ad una domanda posta in maniera un po’ affrettata: “..E infine stabilire quale dei tre è il cereale migliore

    Kellogs K (30 g) + 1 tazza (250 mL) di latte intero pastorizzato risultano essere ben bilanciati (secondo l’Indice di Qualità Nutrizionale) in una dieta per una adulto maschio, 18 – 29 anni, peso 70 kg, con fabbisogno calorico giornaliero di circa 2700 kcal e dieta di riferimento pari a quella precisata dal reg. 1169/2011.

    Come vedete i criteri nutrizionali non si possono tagliare con l’accetta. Ahimè, tutto deve essere argomentato al meglio a scapito della brevità, purtroppo.

Link ad articolo originale

Nutrinform Battery contro Nutri-Score, l’industria alimentare contro la salute pubblica

 

 

SECONDO ARTICOLO:

Nutri-Score contro Nutrinform Battery: quando la scienza e gli interessi dell’industria alimentare si scontrano

Nutri-Score contro Nutrinform Battery: quando la scienza e gli interessi dell’industria alimentare si scontrano

By permission del Fatto Alimentare ©

Continua in Italia la propaganda contro il Nutri-Score. In un articolo su Repubblica l’Associazione Formaggi Italiani Dop, che raggruppa i consorzi dei formaggi a denominazione di origine protetta, esprime il suo fermo no all’introduzione dell’etichetta a semaforo francese che verrà probabilmente adottata in tutta Europa. L’introduzione di un sistema di etichettatura degli alimenti che aiuti il consumatore a fare delle scelte consapevoli più salutari, è in linea con le più recenti indicazioni delle organizzazioni internazionali per la tutela della salute come l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e il World cancer research fund (Wcrf). Un’etichettatura semplice e chiara sulle confezioni degli alimenti ha già dimostrato di funzionare poiché è in grado di orientare positivamente le scelte del consumatore.

In Italia è stata proposta un’etichetta alternativa, la Nutrinform battery, che in pratica è una ripetizione dei valori già presenti nella normale etichetta degli alimenti (che è riferita a 100 grammi) rapportata a porzioni standard (15, 30, 50, 80, 100, 150 grammi) con una grafica non intuitiva dove vengono rappresentate delle batterie da riempire con i nutrienti che si dovrebbero limitare nella dieta: calorie, grassi, grassi saturi, zuccheri e sale. La grafica è contro-deduttiva, poiché la batteria piena ha generalmente una valenza positiva, mentre in questa etichetta più sono piene le batterie e peggiore è la qualità nutrizionale dell’alimento considerato. La batteria piena rappresenta la quantità massima di quel nutriente che può essere assunta in una giornata e non deve essere superata… insomma, era difficile inventarsi una grafica con una logica così complessa e contorta.

L’obiettivo dell’industria alimentare e delle istituzioni italiane (Crea, Iss, ministero della Salute) era creare un’etichetta ‘non giudicante’, per non influenzare la scelta del consumatore. Anche la scelta di non adottare una scala cromatica (a semaforo), ma un unico colore (azzurro/blu) va in questa direzione. Il risultato è ottimo per l’industria alimentare, un po’ meno per le istituzioni italiane che dovrebbero tutelare la salute dei cittadini: il consumatore rimane stordito di fronte a cotanti numeri e non riesce a capire se deve limitare o meno il consumo di quel determinato alimento. Quindi, in questo modo, viene meno la funzione dell’etichetta che è quella di aiutare (i colori servono a questo) il consumatore a migliorare le sue scelte alimentari e le frequenze di consumo.

In Italia sono tutti contro il Nutri-Score francese: i produttori di prosciutti, di olio, lattierocaseari… addirittura i cuochi come riportato dall’articolo di Repubblica. Ciò è comprensibile quando i prodotti hanno una valutazione che si allontana dal verde e entrano nell’arancione o rosso. Il punto è che lo scopo del Nutri-Score non è tutelare i prodotti alimentari simbolo dell’eccellenza italiana, ma proteggere o migliorare la salute dei cittadini. Quindi ‘non bada’ al made in Italy, ma nemmeno al made in France o Germany. E il parere di Coldiretti, Federalimentare (o i cuochi) che vengono continuamente intervistati come se fossero le vere autorità per esprimere un giudizio sul Nutri-Score, non ha rilevanza perché ‘devono vendere’ e non tutelare la salute dei cittadini.

Ancora una volta, come in tanti altri articoli sull’argomento, in questo articolo di Repubblica viene evocato un attacco al made in Italy: “Vogliono colpire i nostri gioielli che tutto il mondo ci invidia. Non servono etichette a semaforo ingannevoli con colori sfavorevoli, ma una corretta informazione alimentare”. In realtà questa è una narrazione priva di ogni fondamento. Chi ha inventato il Nutri-Score è un professore di nutrizione che lavora in ambito epidemiologico, perché dovrebbe voler ‘attaccare l’Italia’? Tra l’altro la Francia e la Spagna, paesi ove è stato già adottato il Nutri-Score, hanno prodotti alimentari che sono simili a quelli italiani, che ricevono valutazioni identiche nelle stesse categorie (formaggi, salumi, olio).

Al di là delle opinioni di portatori di interesse che debbono vendere formaggi, prosciutti, merendine, snack o biscotti, oppure pareri (cioè opinioni personali) di nutrizionisti che dicono le solite ovvietà affermando che è importante la consapevolezza e l’educazione nutrizionale, quali sono le evidenze scientifiche in proposito? Che le etichette fronte-pacco funzionano per favorire delle scelte più salutari, ed è per questo che l’Oms e il Wcrf ne suggeriscono l’adozione.

Se volessimo usare una metafora calcistica e i sistemi di etichettatura fossero squadre di calcio, potremmo dire che il Nutri-Score batte la Nutrinform Battery per 45 a 2, perché questi sono gli studi in letteratura a sostegno dei due sistemi. Solo che i due goal/studi fatti dalla squadra italiana sarebbero stati fischiati e annullati dall’arbitro per fuorigioco, perché sono pagati da Federalimentare (dall’industria). Quindi l’etichetta a semaforo francese vince sulla Nutrinform Battery per 45 a zero! Ed è per questo che il Nutri-Score viene oggettivamente considerato una delle migliori etichette nutrizionali al mondo da parte di organizzazioni internazionali.

Come in ogni dibattito televisivo o intervista sull’argomento, anche nell’articolo di Repubblica viene intervistato un nutrizionista: “L’alimentazione non è fatta solo di un cibo o di un colore verde che dà l’idea di poterne mangiare a volontà o di un colore rosso che fa apparire un determinato alimento come proibito. Sono l’educazione e la consapevolezza nutrizionale a fare la differenza. Etichette a semaforo, oppure con lettere apposte come un voto scolastico sono ingannevoli rispetto alla reale natura del prodotto singolo, e alle quantità effettivamente consumate. In questo modo un pacchetto di patatine viene considerato più sano di una scatola di tonno”.

Il confronto tra patatine e la scatola di tonno non ha senso poiché il Nutri-Score serve in primis per confrontare alimenti all’interno della stessa categoria e eventualmente gruppi alimentari che possono essere scambiati tra loro come il pane con i biscotti/cereali da colazione, come indicato dalle Linee guida italiane per una sana alimentazione. Inoltre sia le patatine che il tonno hanno in media dei punteggi Nutri-Score simili.

Sono l’educazione alimentare e la consapevolezza nutrizionale a fare la differenza”, certamente! Il problema è che in Italia lo stato è assente su questo punto e l’educazione nutrizionale è gestita da chi raggiunge milioni di persone alla TV pubblicizzando libri che sostengono tesi particolari non in linea con le linee guida Oms o italiane (i libri di Panzironi e di Mozzi sui gruppi sanguigni sono stati dei bestseller), o da coloro che gestiscono blog di nutrizione che sostengono diete completamente prive di carboidrati. Pochi sono i blog di successo gestiti da veri esperti in nutrizione.

Ma soprattutto l’educazione alimentare in Italia è fatta dalla pubblicità esplicita dei grandi marchi che raggiunge più volte al giorno milioni di adulti e bambini, e da quella implicita o indiretta fatta attraverso numerosi articoli (infomercial) su giornali o interviste alla TV di ‘esperti’ che non dichiarano mai i loro conflitti di interesse con le industrie alimentari o vitivinicole.

Il primo passo di un’efficace educazione alimentare, è il divieto di pubblicità di junk food, rivolta ai bambini. Poiché non ci sono fondi per campagne di educazione alimentare, basterebbe eliminare la pubblicità di prodotti poco salutari rivolta ai piccoli per ottenere risultati sorprendenti a costo zero. Ciò è in linea con le più recenti indicazione delle organizzazioni internazionali. Ma l’Italia su questi argomenti sembra stranamente impermeabile alle indicazioni delle istituzioni internazionali della salute.

Abbiamo evidenziato con pochi esempi che l’etichetta a batteria italiana è talmente complessa da risultare inutile visto che non consente un efficace confronto, né tra alimenti all’interno della stessa categoria, né tra prodotti di categorie diverse tra loro ma sostituibili, come pane e biscotti. Ciononostante in una recente pubblicazione alcuni autori italiani hanno criticato il Nutri-Score francese asserendo una superiorità della Nutrinform Battery italiana perché è ‘più informativa’. Nell’articolo gli autori si definiscono degli esperti sia nel trattamento che nella prevenzione dell’obesità. Probabilmente l’errore sta proprio in questo: chi è un esperto in diagnosi e terapia dell’obesità oppure fa ricerca di base (su colture cellulari, mediatori, tessuto adiposo…) in genere non ha competenze di prevenzione (*). E questo vale anche per tutti i nutrizionisti che rilasciano interviste alla TV o in giornali.

Correva l’anno 2005 e Margherita Caroli, pediatra ed esperta di nutrizione, così concludeva un’intervista: “come mai l’Italia è così indietro nella lotta all’obesità in età pediatrica? Perché ci sono enormi interessi economici di vendita di prodotti fuoripasto ai bambini, perché l’unica forma corretta di lotta sta nella prevenzione, ma la prevenzione non paga in termini di immagine politica come fare il 118, mentre la pubblicità televisiva è un’ottima fonte di introiti economici per le emittenti pubbliche e private. Infine gli esperti chiamati dal ministero sono di estrazione ospedaliera e universitaria mentre questo è un problema di territorio. Né gli universitari, né gli ospedalieri hanno competenze di prevenzione, mentre hanno competenze di terapia, ma credere di poter fermare l’obesità in età pediatrica solo curando i bambini dopo che questi siano diventati obesi e come pretendere di svuotare il mare con un cucchiaino.

Antonio Pratesi Abril Gonzalez Campos (gli autori dichiarano di non aver alcun conflitto di interesse)

(*) Nota: Anche la prevenzione richiede delle competenze che un clinico o un accademico che si interessa di nutrizione/obesità in genere non ha. Coloro che lavorano per Oms e Wcrf si interessano specificatamente di prevenzione. Ecco un percorso di studi che può formare in questo ambito.

 

28 Commenti

  1. Dall’articolo: “insomma, era difficile inventarsi una grafica con una logica così complessa e contorta.”

    Per me, leggere la Nutrinform battery non è affatto complicato e contorto: valori riferiti ad una porzione e non a 100 g (chi è che si mangia 100 g di olio o 100 g di burro!?) e rapporto dei nutrienti con la dose massima giornaliera.

    Vabbè, sembra un disco rotto: il Fatto Alimentare a osannare il semaforo e gli utenti a criticarlo…

    • Antonio Pratesi

      E’ già specificato tutto in questo articolo: https://bit.ly/3JgtZgH

      Se non si confrontano alimenti con pesi uguali 1) non si riesce a comprendere le caratteristiche nutrizionali intrinseche di un gruppo alimentare (quindi 2) non si riesce neppure a memorizzarle) e 3) non si riesce a confrontare gruppi alimentari che possono essere sostituiti tra loro come il pane, i biscotti, le merendine, i dolci, i cereali da colazione …

      Il fatto di riferirsi a porzioni diverse (che poi non vengono necessariamente rispettate dal consumatore) è in realtà un punto debole della Nutrinform Battery che crea solo una gran confusione … (un turbinio di numeri che stordiscono …)

      Ho testato la Nutrinform Battery con decine e decine di pazienti: alcuni con alta scolarità o con la passione per i numeri (studenti di medicina, laureati in fisica, laureati in biologia con dottorato, informatici) la trovano molto stimolante ma rimane comunque difficile esprimere un giudizio di sintesi complessivo sull’alimento considerato (per questo servono i colori). Purtroppo la stragrande maggioranza dei pazienti la trova di difficile comprensione e non capisce neppure a cosa serva …

      Comunque consigliamo a tutti (insegnanti o nutrizionisti) di scaricare il dossier sul Nutri-Score e di usare le immagini presenti per testare le 2 etichette tra i loro studenti o pazienti: https://bit.ly/3jtScWF   … così possono vedere qual è la realtà.

      Lo capisce anche un bambino che la Nutrinform Battery non serve a nulla per il consumatore ma serve al business! https://bit.ly/3JgtZgH

  2. Il Nutriscore è una battaglia ideologica che parte dal presupposto che il consumatore sia stupido e non sappia leggere le etichette. Quindi qualcuno deve mettere un smeaforo per salvargli la vita.
    Quindi vedere l’olio d’oliva giallo per voi significa istruire un consumatore a mangiare meglio?

    • Antonio Pratesi

      Sciocchezze! Dietro le etichette ci sono studi scientifici. Guardi questo video che risale al lontano 2019 https://bit.ly/3xb1uPm

      In Europa l’industria alimentare ha speso fino al 2012 più di un miliardo di euro per bloccare l’etichetta a semaforo: https://bit.ly/3LQeSwl perché non vuole un consumatore informato. Un consumatore informato compera meno prodotti industriali ricchi di zuccheri grassi e sale: i 3 ingredienti magici di tutti gli alimenti ultra-processati.

      L’etichetta a batteria italiana poi è stata creata con i soldi di Federalimentare (Federazione italiana dell’industria alimentare) … se la Nutrinform Battery fosse realmente informativa sulle caratteristiche degli alimenti (come l’etichetta francese o Inglese) Federalimentare non avrebbe mai pagato. Chi paga per farsi del male?

      L’industria alimentare che paga per creare una Front of Pack Label assieme a 4 ministeri, Il Crea e l’ISS! Sembra una barzelletta ma invece è successo… solo in Italia.

  3. Massimo Piselli

    Mettetevi il cuore in pace, fortunatamente il Nutriscore non verrà adottato in Italia.
    La tattica di screditare gratuitamente i sistemi alternativi è perdente e fastidiosa, non c’è nulla di complicato nel Nutrinform Battery, ed inoltre è il sistema che da l’informazione più completa.

    • Antonio Pratesi

      Purtroppo l’Italia non ha degli esperti in prevenzione dell’obesità del livello di WPT James (UK) o Carlos Monteiro (Brasile) e diversi esperti e/o consulenti del ministero della Salute hanno accettato soldi dall’industria alimentare.

      L’articolo riporta in maniera oggettiva cosa dicono le organizzazioni internazionali della salute come la WHO, la World Obesity e la WCRF.
      L’Italia sembra come in una ampolla di vetro, completamente isolata dal resto del mondo.

      La WCRF indica quali sono i punti da seguire (evidence based) per contrastare l’obesità: https://bit.ly/3DUF1r6

      1)      Misure fiscali (ad es Sugar tax)
      2)      Restrizione del marketing di alimenti non salutari soprattutto verso i bambini
      3)      Etichette chiare per evidenziare gli alimenti salutari (Front Of Pack Label)
      4)      Controllo del conflitto di interesse e dell’interferenza dell’industria sulle politiche nutrizionali …

      Cosa ha fatto l’Italia? La Sugar Tax l’ha bloccata! Si è inventata una finta etichetta per bloccare il Nutriscore! Nessun controllo della pubblicità verso i bambini! Va a braccetto con l’industria … sembra che sia l’industria a dettare l’agenda politica del governo e non viceversa.

      Risultato: abbiamo i bambini che sono (tra) i più obesi d’Europa!

    • massimo piselli

      Per risolvere il problema dell’aumento dell’obesità infantile in Italia, che cmq è ancora inferiore ai paesi che hanno i famosi esperti…,, il Nutriscore serve come un ditale per svuotare un oceano.
      Serve tanta educazione alimentare, dei bimbi e soprattutto dei genitori, niente altro.
      Queste idee dirigistiche, che vogliono vietare questo e quello, imporre quello e quell’altro, sono inapplicabili in un economia di mercato e controproducenti, prima lo capite e prima riuscirete davvero a fare qualcosa di positivo

    • Antonio Pratesi

      I veri esperti di nutrizione e prevenzione dell’obesità che si basano sulle evidenze scientifiche disponibili, indicano che l’educazione (che noi tutti auspichiamo e promuoviamo) non funziona! E questo è intuitivo perché una campagna di educazione alimentare organizzata da una nazione (con gli scarsi fondi disponibili) può durare qualche mese e non può competere con lo strapotere (economico-finanziario) del marketing delle multinazionali alimentari che lavora quotidianamente (con ads di ogni tipo) per anni e che è in grado di modificare le abitudini della popolazione.

    • massimo piselli

      Se l’educazione alimentare entrasse nei programmi scolastici sin dalla scuola materna gli effetti ci sarebbero, certo non immediati, ci vuole tempo e costanza.
      Altro non si può fare.
      Non si può certo vietare alle aziende alimentari di fare pubblicità, a meno che non siano ingannevoli.

  4. Il problema del Nutri-Score è sempre lo stesso non risolto, ne giustificato e non giustificabile:
    perché rosso, perché arancione, perché giallo, perché verdino, perché verdone?
    E’ un un atto di fede per chi ci crede a priori ed a prescindere dai punti di vista di chi sceglie senza essere minimamente informato sulle ragioni del giudizio tranciante.
    Poi come osserva giustamente Roberto, le quantità degli alimenti assunti fanno la grande differenza tra un buon alimento/condimento ed un potenziale veleno, mentre è sempre la somma del pasto assunto che fa il totale non il singolo alimento.
    Infine basterebbe colorare le batterie del Nutrinform per renderlo visibile, completo, istruttivo e veramente impiegabile anche per valutare un pasto completo, sommando semplicemente le singole quantità indicate dei componenti utili e quelli dannosi.
    A scuola s’impara, in caserma si obbedisce ciecamente.

    • “Infine basterebbe colorare le batterie del Nutrinform per renderlo visibile, completo, istruttivo e veramente impiegabile anche per valutare un pasto completo, sommando semplicemente le singole quantità indicate dei componenti utili e quelli dannosi.”

      Sì, ma se si colorano le batterie del NutrInform, innanzitutto si elimina la sua prima ragion d’essere, che è proprio quella di essere illeggibile e non intuitivo, ma soprattutto si ottiene l’etichetta inglese che esiste da almeno vent’anni; la si può vedere qui:
      https://ilfattoalimentare.it/nutrinform-battery-nutri-score-salute.html

      Ma allora, se c’era già un’etichetta che funziona, è chiara, è semplice da leggere, ed è pure completa, perché perdere tempo a inventare l’acqua calda?

    • Infatti se rilegge i commenti a quell’articolo, ci trova questo mio che asseriva la medesima cosa, anche se la Battery italiana aggiunge simpaticamente l’idea di una batteria in ricarica e nient’altro in più.
      Mentre ritengo improbabile che l’UE adotti l’etichetta inglese, così solamente per spirito di rivalsa alla Brexit e la campagna diffusiva/ossessiva del Nutri-Score dei francesi.
      “Tra l’immediatezza semplicistica della Nutri-Score e l’invisibilità della Battery all’italiana, quoto decisamente la più completa, istruttiva e visibile nutrizionale a semaforo del Regno Unito.”

  5. L’etichetta con il singolo ingrediente diventa facilmente intuibile soprattutto per chi ha delle solide conoscenze in materia. Il problema più grande è quando si parla di una preparazione più complessa (per esempio biscotti o merendine). Lavorando tutti giorni con i pazienti ci accorgiamo della grande necessità di trovare strumenti per facilitare le scelte alimentari che promuovano la salute con una solida base scientifica. Il nostro interesse primario (e senza conflitto d’interessi) è tutelare i pazienti e tutte le persone interessate a migliorare lo stato di salute tramite una corretta alimentazione

    • Brogioni Silvia

      Appoggio in pieno quanto è affermato in questo articolo, e come fate notare anche voi, i maggiori detrattori del Nutri Score sono proprio le persone che non hanno nessuna competenza in nutrizione ma pensano di averla perché magari leggono qualche libro di grido, o qualche articolo. Sarei curiosa di sapere il percorso di studi di tali commentatori. Mi dispiace per loro ma in una materia così complessa come la nutrizione, il semplice buon senso non può bastare (in molti commenti ad articoli passati sullo stesso argomento ho letto di tutto) io non mi sognerei mai di dare un giudizio su materei di cui non ho competenza derivante da studi.

    • @Brogioni Silvia:

      ” i maggiori detrattori del Nutri Score sono proprio le persone che non hanno nessuna competenza in nutrizione ma pensano di averla perché magari leggono qualche libro di grido, o qualche articolo. Sarei curiosa di sapere il percorso di studi di tali commentatori.”

      Sono Laureato in Scienze Biologiche e nel mio laboratorio eseguiamo analisi sugli alimenti, sia cartellino nutrizionale sia ricerca di inquinanti chimici e microbiologici.

    • Cara Silvia, concordo ma non è solo un problema di competenze, è anche e soprattutto un problema di conflitto di interessi tra gli opinion leader italiani nel campo della nutrizione. Qualche esempio: è dal 2015 che in Italia l’Obesity Day viene organizzato con i soldi dell’Eridania (che produce zucchero) quando la WHO, World Obesity e la WCRF puntano il dito contro zucchero (bianco o zuccheri aggiunti) che promuove l’obesità! Abbiamo società scientifiche che hanno accettato centinaia di migliaia di euro dalla CocaCola Company e che organizzano corsi per medici sull’obesità. Abbiamo persino corsi ECM sull’alcol e problemi alcol relati per medici finanziati da FEDERVINI.

  6. ublished: March 24, 2022
    https://doi.org/10.1371/journal.pmed.1003950
    Artificial sweeteners and cancer risk: Results from the NutriNet-Santé population-based cohort study
    Charlotte Debras, Eloi Chazelas, Bernard Srour, Nathalie Druesne-Pecollo, Younes Esseddik, Fabien Szabo de Edelenyi, Cédric Agaësse, …
    PLOS x

    Conclusions—–In this large cohort study, artificial sweeteners (especially aspartame and acesulfame-K), which are used in many food and beverage brands worldwide, were associated with increased cancer risk. These findings provide important and novel insights for the ongoing re-evaluation of food additive sweeteners by the European Food Safety Authority and other health agencies globally.

    Signori esperti smettetela di autoincensarvi, che sia materia difficile è chiaro anche ai bambini visto che con il massimo delle conoscenze possibili attuali si ottengono assai magri risultati e l’andamento della malasalute alimentare è in espansione pur con alti e bassi fisiologici.
    Quanti ce ne sono di studi come quello che ho citato che indicano i dolcificanti come dannosi?
    Lo chiedo a voi che siete ben informati sulla materia, dopodichè spiegate con parole chiare perchè il nutriscore li considera neutri se volete che la gente capisca, e collabori con voi nell’ottenere qualche buon risultato, poi passeremo ai grassi e a moltissimi altri additivi.
    Sulla dietrologia dei sostenitori e dei contrari penso abbiamo tutti le idee un pò confuse, il mondo è vasto e le notizie contraddittorie.

    • Eh già, caro @gianni, la Coca Cola Light che ha semaforo verde perchè non contiene saccarosio ma edulcoranti artificiali, è una bella spina nel fianco per i sostenitori del Nutri-Score…

    • Antonio Pratesi

      Caro @Roberto questo problema è stato analizzato: https://bit.ly/3uwFI6C
      Ed è stata proposta una etichetta in cui il Nutri-Score appare bordato di nero per indicare che l’alimento considerato è ultra-trasformato. Quindi in una unica etichetta può comparire sia il Nutri-Score che la classificazione NOVA che valuta il grado di trasformazione degli alimenti: https://bit.ly/3uttKe5

    • @Antonio Pratesi: “Ed è stata proposta una etichetta in cui il Nutri-Score appare bordato di nero per indicare che l’alimento considerato è ultra-trasformato.”

      Bene, aggiungiamo anche la “bordatura nera“, stile manifesto funebre…

      Per fortuna che era la Nutrinform battery ad avere “una grafica con una logica così complessa e contorta”…

  7. Basterebbe fare attività fisica (una qualsiasi) e mangiare cibi minimamente lavorati, senza tanti semafori o batterie.

  8. Solo per curiosità signor Donprohell sinceramente come ve la passate in UK con questa etichetta?
    Avete qualche dato di miglioramento da comunicarci, visto che è un pò di tempo che viene usata?

    • Purtroppo sugli effetti pratici dell’etichetta inglese non sono in grado di risponderle: io ho vissuto nel Regno Unito dal 2007 al 2016 ma non ho visto analisi statistiche sugli effetti dell’etichetta, parlo solo della mia esperienza personale di consumatore.

      Tenga però presente che la situazione nel Regno Unito è molto peggiore che in Italia: la gente consuma quantità esorbitanti di cibo spazzatura e l’obesità è molto più diffusa che in Italia: ricordo ancora che alla cassa del supermercato io ero quasi l’unico a comprare frutta e verdura.

      Bisogna anche tenere presente che il livello medio di istruzione nel Regno Unito è molto più basso di quanto non sia in Italia: per esempio, sono pochi quello che sanno che cosa sono le proteine o i carboidrati.

      Mi spiace di non poterle essere più utile.

  9. Signor Pratesi, sono cose slegate e poco logiche, in caso di prodotto A/B 4 cosa è più importante?
    La lettera o la listatura? Cosa deve pensare il consumatore? In base a quali informazioni?

    • Antonio Pratesi

      Le due etichette sono complementari nell’informazione che forniscono e spesso il messaggio è coerente: molti prodotti con Nutri-Score D-E (arancione-rosso) hanno una classificazione Nova 3-4 (arancione-rosso). Nel caso di Nutri-Score A-B (verde) e Nova 4 (rosso) … decide, come sempre, il consumatore: il consiglio generale è di ridurre al minimo i prodotti ultra-processati https://bit.ly/37Kq2nk , https://bit.ly/37ONwYN

  10. Molto istruttivo………..
    ————-mais pour le consommateur qui —-ne souhaite—- ou ne peut pas le faire et veut choisir un plat industriel ultra-transformé, il y a un avantage certain à consommer les plats les mieux classés sur l’échelle du Nutri-Score et s’il choisit tout de même un plat mal classé (D ou E), le Nutri-Score lui rappelle qu’il vaut mieux les consommer en plus petite quantité et moins fréquemment.

    Il faut, bien sûr, une communication adaptée pour le bon usage du Nutri-Score, tout en incitant en parallèle à réduire la consommation d’aliments ultra-transformés (avec des messages clairs et la possibilité d’identifier pour le consommateur les aliments ultra-transformés avec éventuellement un logo adéquat signalant si l’aliment est ultra-transformé). Même si l’on doit continuer à recommander de limiter la consommation de ces aliments, ils sont présents dans les rayons de supermarchés (ils ne sont pas interdits). Comme au sein de ces groupes de produits il y a une grande variabilité nutritionnelle, il est intéressant pour le consommateur de prendre en considération le Nutri-Score. Enfin, il faut garder à l’esprit que certains groupes d’aliments transformés mais non ultra-transformés (comme certaines charcuteries) ou bruts (comme les jus de fruits) ou considérés comme ingrédients culinaires sur le plan de la transformation (comme le beurre, le sucre, le sel), ont une composition nutritionnelle défavorable que Nutri-Score objective et permet aux consommateurs de les alerter sur le fait que leur consommation doit être limitée en quantité et en fréquence.—————-

    Il mio parere è che di chiaro e lampante c’è solo confusione da un punto di vista normativo e nutrizionale, una partita di rigiro di parole di fumo, e nelle pieghe di tutte queste premesse poi dovrete spiegare come mai non uno ma centinaia di prodotti industriali non salutari avranno buoni voti.
    Non si sposta infatti di un millimetro l’obiezione che componenti ritenuti neutri dal nutriscore non lo sono affatto in questo caso non per un mio personale parere ma in base alle risultanze della ricerca scientifica.
    Infine per stemperare la tensione mi permetto una curiosità…..ma siete al corrente che stagionalmente e/o in base alle latitudini regionali, tipo Sicilia e nord Svezia per fare un esempio le persone hanno necessità alimentari leggermente diverse…come si comporta il nutriscore, cambierà colore in base alle temperature esterne o alle stagioni?

    • La Front Of Pack Label deve essere sintetica e pregnante quindi considera solo alcuni parametri ritenuti importanti in ambito nutrizionale. Ne deriva che non può essere omnicomprensiva e avere un valore assoluto per tutto, ha necessariamente dei limiti. Vuole considerare anche i dolcificanti (!?), la latitudine (!?), le stagioni (!?), le temperature esterne (!?) … e perché non considerare il contenuto di PFAS, di diossine, di acrilammide negli alimenti?
      Sono ragionamenti che creano solo confusione e ci portano fuori strada (off topic).

  11. Avevo appunto già letto il documento https://bit.ly/3uwFI6C
    Questo link è largamente più un bicchiere mezzo vuoto che mezzo pieno, non riconosce il valore degli additivi, adiuvanti e soci, non riconosce valore al lato biologico dei componenti, non riconoscerà le differenze necessarie alla nutrizione in base ai macroclimi e tratta in maniera uguale bambini, giovani e anziani.
    E non prenderà in considerazione nemmeno i metodi di produzione dei vari componenti e la loro purezza, secondo una visione tipicamente industriale e utilitaristica.
    Quello che è più grave però risiede nel fatto che non è assolutamente possibile attribuire agli alimenti presi uno per uno delle proprietà che sono esclusivo appannaggio del totale di periodo di tutti gli alimenti, dovreste saperlo ma questo dubbio non vi sfiora nemmeno, solo nel caso dei veleni potenti questa proprietà può essere considerata valida in negativo.
    Stranamente sposate l’ossimoro delle sostanze generalmente riconosciute come sicure, pratica nota soprattutto agli esperti, e lo propinate ai consumatori speranzosi….la gdo e la pubblicità poi amplificheranno il fenomeno e per le revisioni, in base alle evidenze che già ci sono senza neanche aspettare quelle ancora in corso, ci penseranno i nostri pronipoti forse.
    Non c’è nessuna alternativa alla educazione diffusa e se riconoscete che non basta mi viene da dire che dovreste riconsiderare il vostro approccio al problema, in tutti i suoi aspetti, dal mio buco di ragno qualcosa di sbagliato io lo vedo.

     

TERZO ARTICOLO:

Federalimentare travisa il parere dell’Efsa per continuare la sua battaglia contro il Nutri-Score

Federalimentare travisa il parere dell’Efsa per continuare la sua battaglia contro il Nutri-Score

 

L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) ha da poco pubblicato un parere scientifico sui profili nutrizionali da usare per definire l’etichetta posta sulla parte anteriore delle confezioni (le cosiddette etichette a semaforo come il Nutri-Score), e per limitare l’impiego di indicazioni nutrizionali e sulla salute che le aziende in genere propongono sul retro (claims). L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) definisce la profilazione nutrizionale come la scienza che classifica gli alimenti che, a seconda della composizione , contribuiscono a prevenire le malattie e promuovere la salute. Il documento redatto dall’Efsa descrive i vari gruppi alimentari come cereali, frutta, verdura … e i nutrienti in essi contenuti che devono essere aumentati o diminuiti nella dieta per ridurre le malattie croniche come per esempio tumori o malattie cardiovascolari.

È interessante analizzare come sia stata manipolata la notizia di questo nuovo parere scientifico Efsa da parte di Federalimentare (Federazione italiana dell’industria alimentare). Secondo il comunicato stampa diffuso l’Autorità europea ha avallato la scelta italiana della Nutrinform Battery, affossando l’etichetta a semaforo Nutri-Score francese che probabilmente sarà adottata entro la fine dell’anno dall’Europa. Ma è davvero così? Analizziamo insieme quanto affermato nel comunicato.

“Il nuovo parere dell’Efsa sui profili nutrizionali conferma la bontà della posizione italiana sull’etichettatura fronte pacco e boccia l’algoritmo del Nutriscore”. Lo afferma in una nota Federalimentare, soddisfatta che l’Autorità per la sicurezza alimentare europea abbia indicato il profilo nutrizionale dell’intera dieta, e non quello dei singoli alimenti, come il più importante fattore di una buona salute. L’Autorità ha rilevato, infatti, che “dato che le diete sono composte da numerosi alimenti, l’equilibrio generale si ottiene con il contributo di cibi dal profilo nutrizionale diverso”.

Abbiamo letto l’intero documento Efsa, senza però trovare un riscontro  sulla bocciatura dell’algoritmo dell’etichetta a semaforo Nutri-Score. Semmai è il contrario. Si afferma che il modello di etichettatura fronte pacco (Fop) con la codifica a colori risulta più promettente per migliorare in termini salutistici il (contenuto) del sacchetto della spesa. Potremmo quindi affermare che forse Efsa scarta la Nutrinform battery italiana poiché non ha colori, ma usa solo una tinta, l’azzurro. È chiaro che la dieta complessiva è formata dai singoli alimenti e possiamo anche assumere prodotti con profilo nutrizionale sfavorevole (per esempio biscotti, merendine, creme spalmabili al cioccolato…), basta non esagerare nelle quantità e bilanciare la dieta con altri alimenti dal profilo più salutare. Rimane il fatto che una dieta con una composizione corretta è il risultato della somma di tanti alimenti (lo scrive anche l’Efsa) con un profilo nutrizionale ottimale, quindi, meno snack al cioccolato o succhi di frutta diamo ai nostri bambini e più ci avviciniamo a una dieta ottimale.

Federalimentare  prosegue dicendo che  “l’Agenzia non ha avallato l’utilizzo delle etichette semaforichee anche sulle porzioni ha rinviato al Parere pubblicato nel 2008 in cui, valutando pro e contro dei due approcci, sottolineava come l’utilizzo di un parametro fisso come 100 grammi (quello adottato dal Nutri-Score) fosse slegato dai consumi reali”.

L’Efsa, in questo parere tecnico del 2022, non aveva il compito di trattare e valutare le etichette a semaforo, ma solo di fornire una base teorica per la loro formulazione. Non ha quindi espresso alcun giudizio in proposito, né sul Nutri-Score, né su altri tipi di etichette. È chiaro a tutti che il parametro fisso di 100 grammi è in ogni caso slegato dai consumi reali… ma quali sono i consumi reali? Quelli di un bambino di 4, 6, 8, 12 anni? Dell’adolescente in crescita che fa sport? Della donna in gravidanza o che allatta? Dello sportivo di 30 anni? Del maratoneta? Dell’ultra-ottantenne cardiopatico o con diabete mellito? È difficile e aleatorio decidere quali porzioni adottare.

Inoltre le porzioni standard che vengono indicate dai nutrizionisti o dai produttori di alimenti sono una cosa diversa rispetto a quanto viene realmente assunto dal consumatore. Se non ci riferiamo ad una quantità standard di alimento che più o meno tutti sono in grado di quantificare (100 g o ml) non possiamo memorizzare le caratteristiche nutrizionali generali dei vari gruppi alimentari, ad esempio confrontando 100 g di formaggi con 100 g di carne, possiamo evidenziare che i formaggi hanno molti più grassi della carne; se ci riferiamo a 100 g di prodotto possiamo capire che un ovetto al cioccolato con sorpresa o uno snack al cioccolato sono delle bombe caloriche (580 kcal/etto!) e hanno addirittura più calorie e grassi del cioccolato fondente o al latte! Se usiamo una porzione standard di 100 g siamo in grado di confrontare il pane con i croissant, le merendine e i cereali. E così via.

Capire le caratteristiche intrinseche dei vari gruppi alimentari è molto utile ed educativo per la popolazione generale, cioè contribuisce all’educazione alimentare, specie quando i numeri vengono tradotti graficamente con i colori di un semaforo (verde, giallo, arancione, rosso) che tutti conoscono. Se non ci riferiamo a 100 g di alimento ma variamo continuamente le porzioni (15, 30, 50, 80, 100 g…) è il caos più totale e non si riesce più a comprendere o memorizzare nulla (per questo la Nutrinform Battery è stata acutamente definita ‘Disinform Battery’).

Il comunicato di Federalimentare continua poi dicendo che “L’Efsa europea ha confermato anche la validità dei Dietary Reference Values (DRV), i valori di riferimento della dieta degli europei, sui quali si basano i parametri del Nutrinform Battery. “Come italiani siamo felici che il nostro approccio basato sulla chiara e trasparente informazione al consumatore stia guadagnando consensi.

Di sicuro ciò che rende felice alcune industrie alimentari è poter vendere i propri prodotti con un’etichetta a semaforo  difficile da comprendere. Purtroppo la ‘chiarezza’ è l’ultima delle qualità della Nutrinform Battery che ha talmente tanti numeri da rendere impossibile il confronto dei prodotti migliori all’interno delle varie categorie (cereali da colazione, biscotti, merendine, ecc), o tra gruppi alimentari intercambiabili come pane, biscotti e dolci. In altre parole serve solo a tenere lontano l’Italia da un’etichetta efficace come il Nutri-Score. È strano che nel nostro Paese non si facciano studi seri indipendenti per demolire la narrazione di Federalimentare sulla superiorità dell’etichetta italiana su quella francese. Il Nutri-Score ha 50 pubblicazioni indipendenti (cioè senza conflitti di interesse), la Nutriform Battery ha solo 2 studi in letteratura pagati con i soldi di… Federalimentare!

Il Nutrinform Battery proposto dal nostro Governo non si basa su misteriosi algoritmi ma su informazioni relative al contenuto di nutrienti degli alimenti e al loro contributo alla dieta complessiva quotidiana in base alle porzioni suggerite dai nutrizionisti. Mentre per adeguarsi alle conclusioni dell’Efsa, l’algoritmo del Nutri-Score andrebbe completamente rivoluzionato. Dopo questa posizione dell’Efsa – conclude la nota di Federalimentare – forse sarebbe il caso di superare i profili nutrizionali degli alimenti per 100 g così come pensati finora (di cui la stessa Autorità ha rilevato a suo tempo i ‘limiti scientifici intrinseci’) e cercare strumenti più efficaci e moderni per disciplinare ‘claim’ pubblicitari, etichettatura degli alimenti e politiche sulla nutrizione in generale. Strumenti che però, grazie a più solide basi scientifiche e all’adozione del concetto di dieta complessiva e porzione, abbiano realmente la capacità di favorire l’educazione alimentare dei cittadini e l’adozione di diete più sane.

Ancora una volta Federalimentare attribuisce al documento dell’Efsa scopi e raccomandazioni che non ha mai espresso. Infatti non c’è traccia del fatto che il Nutri-Score debba essere revisionato. Inoltre non c’è nulla di ‘misterioso’ nell’algoritmo, anzi è tutto pubblicato. Se vogliamo sfruttare una grafica che a colpo d’occhio ci dica se un alimento ha un profilo nutrizionale più favorevole, dobbiamo semplificare l’etichetta togliendo quanti più numeri possibile perché troppi dati creano confusione. E se utilizziamo i colori per poter sintetizzate il messaggio, è necessario usare degli algoritmi con dei parametri limite che possiamo stabilire, adattare, modificare in base a studi indipendenti. Così è stato fatto con il Nutri-Score.

Federalimentare tutela gli interessi dell’industria alimentare, cioè favorisce la vendita di alimenti e bevande. Tra gli obiettivi non troviamo il “favorire l’educazione alimentare dei cittadini e l’adozione di diete più sane”. Anzi, l’accanimento contro il Nutri-Score (che l’ha indotta a inventare la Nutrinform Battery e ora a travisare il rapporto dell’Efsa) nasce dal fatto che un’efficace educazione alimentare porterebbe a una sensibile riduzione delle vendite di una parte dei prodotti dell’industria alimentare (succhi di frutta, snack al cioccolato, biscotti, bevande zuccherate, cereali da colazione ecc.). È interessante notare come questo comunicato stampa sia stato ripreso e rimbalzato in maniera acritica senza verificare il contenuto del rapporto dell’Efsa da svariati media. Basta cercare online “Efsa boccia il Nutri-Score” per rendersene conto. Per chi avesse il desiderio di affrancarsi da questa narrazione consigliamo di visionare le diapositive esplicative preparate dal gruppo francese di Serge Hercberg che studia da molti anni il Nutri-Score.

8 Commenti

  1. Antonio Pratesi

    Anche FoodNavigator ha scritto un articolo https://bit.ly/3yAfd2C che è perfettamente in linea con questo del Fatto Alimentare confermando che Federalimentare ha mistificato (falsificato, falsato) il significato del documento dell’EFSA.

    In Italia quasi tutti i media sono contro l’etichetta Nutriscore, già adottata in diversi stati europei, mentre sono favorevoli alla Nutrinform battery creata con i fondi di, e sostenuta da, Federalimentare. La (Dis)Inform Battery italiana è strutturata per confondere le idee del consumatore ma è chiamata in maniera ingannevole NutrInform (non è anche questa una mistificazione?). Nei programmi televisivi in cui si è dibattuto sulle 2 etichette, ad es. in questo https://bit.ly/39kPKj4, i giornalisti pendono dalle labbra di Coldiretti o Federalimentare, come se fossero le massime autorità italiane sul campo quando in realtà sono semplicemente dei portatori di interesse e quindi interlocutori non autorevoli e non affidabili.

    In Italia c’è bisogno di più editori puri (vedi su wikipedia “editore puro”) perché l’informazione ha seri problemi di imparzialità e indipendenza. Per i prossimi dibattiti televisivi sull’argomento è necessario cominciare a intervistare degli esperti in nutrizione e prevenzione svincolati dall’ industria (cioè che non abbiano ricevuto alcun vantaggio diretto o indiretto tramite le società scientifiche cui sono affiliati).

    Questo presuppone che gli editori siano puri, ovvero che abbiano la mission di fare informazione e non propaganda.

  2. Il documento——Scientific advice related to nutrient profiling for the development of harmonised mandatory front‐of‐pack nutrition labelling and the setting of nutrient profiles for restricting nutrition and health claims on foods.pdf———– è scritto in politichese ma non è poi così impossibile da decifrare.
    Concordo che certamente non dice se è meglio un sistema o un’altro e quindi capisco la vostra osservazione ma leggendo il capitolo 1.3 “context of the assessment” al punto B/C/E qualche riflessione ce la si può fare senza essere accusati di chi sa quale sacrilegio?

    • Commento assolutamente condivisibile e di seguito riporto i punti indicati. I miei commenti all’articolo NON vengono pubblicati e NON capisco perchè dato che l’argomentazione ha carattere prettamente scientifico e quindi, giustamente, discutibile.

      QUesta è, a beneficio di rutti, la descrizione dei punti a), b) ed e).

      a) Poiché le diete sono composte da più alimenti, l’equilibrio dietetico complessivo può essere ottenuto attraverso la complementazione di alimenti con diversi profili nutritivi, in modo che non sia necessario che i singoli alimenti corrispondano al profilo nutritivo di una dieta adeguata che i singoli alimenti corrispondano al profilo nutritivo di una dieta nutrizionalmente adeguata
      b) Per alcuni alimenti, esistono prove di benefici per la salute che non possono essere attribuiti al loro contenuto specifico di nutrienti (ad esempio, frutta e verdura). Il livello di consumo di alimenti con relazioni accertate con la salute, ma che non sono specifici per i nutrienti, dovrebbe essere considerato quando si stabiliscono le FBDG (food-based dietary guidelines ) per i singoli Paesi.
      e) I modelli di profilazione dei nutrienti devono tenere conto del ruolo e dell’importanza dietetica dei gruppi di alimenti e del loro contributo di nutrienti alla dieta complessiva della popolazione (o di gruppi specifici) al fine di garantire che alcuni alimenti dei gruppi di alimenti con una gruppi di popolazione), in modo da garantire che alcuni alimenti nei gruppi alimentari con un ruolo dietetico importante possano essere idonei a recare indicazioni nutrizionali.
      Questo è il concetto di Indice di Qualità Nutrizionale che, stranamente, non viene preso in considerazione nonostante sia stato sviluppato all’università dello Utah (R. G. Hansen, Food Technology, 10, 86, 1991) e sia
      fondato sulle seguenti assunzioni: una dieta dovrebbe fornire l’energia sufficiente e tutti i nutrienti richiesti per conseguire un buono stato di salute.

  3. Diego Matteuzzi

    Un solo commento: il 90% degli italiani non ha la piu’ pallida idea di cosa sia Il Nutriscore e non sta certamente li’ a guardare i colori delle etichette.
    Tutto il resto sono chiacchere di esperti e basta.

    • Un pò di pazienza Sig. Diego Matteuzzi: il sistema è nuovo, e come dice lei lo conoscono solo gli esperti e quei pochi come noi che son curiosi della tematica. Ma si presenta abbastanza bene per predirne una certa diffusione d’utilizzo. Certo, chi non usa la “zucca” durante gli acquisti continuerà a farlo, probabilmente; ma quelli sviati da informazioni pubblicitarie sulla confezione o microscopiche in etichetta, sfiduciati per la difficoltà di farsi un’idea, ne trarranno giovamento nella scelta dei prodotti.

  4. Articolo molto interessante, e approfondito, che illumina sul modo in cui vengono trattate le informazioni, e sulle difficoltà che s’incontrano nel cercare di costruirsi un’opinione in materie che esulano dalle proprie conoscenze.
    Sottolineo solo due cose:
    1) “È interessante analizzare come sia stata manipolata la notizia di questo nuovo parere scientifico Efsa da parte di Federalimentare (Federazione italiana dell’industria alimentare)”. Il termine MANIPOLAZIONE è veramente preciso e calzante nel descrivere la posizione di questa federazione.
    2) ” È strano che nel nostro Paese non si facciano studi seri indipendenti per demolire la narrazione di Federalimentare sulla superiorità dell’etichetta italiana su quella francese.”. Se nel mondo accademico non porrà fine al sistema di attribuzione delle cattedre, i titolari saranno piegati ai ricatti delle varie corporazioni, rinunciando con facilità alla vera ricerca. Si veda in proposito: https://www.repubblica.it/cronaca/2022/05/28/news/processo_alluniversita_la_ragnatela_dei_concorsi_pilotati_sotto_inchiesta_191_docenti_in_nove_citta-351586005/
    Queste due considerazioni mi portano a credere nell’utilità degli organismi sovranazionali, almeno per gli stimoli a una discussione più franca.

  5. Filippo Rossi

    Non capisco tutta questa esaltazione per il Nutriscore. come è stato detto nell’articolo “È chiaro che la dieta complessiva è formata dai singoli alimenti e possiamo anche assumere prodotti con profilo nutrizionale sfavorevole (per esempio biscotti, merendine, creme spalmabili al cioccolato…)” cui io aggiungerei anche l’olio d’oliva extra-vergine.
    Classificare un alimento senza riferirlo alla dieta nella quale entra, o a quanto se ne mangia è fuorviante. Gli alimenti non sono eletrodomestici, la cui efficienza energetica prescinde da quanti altri apparecchi eletrici siano presenti e attivi in casa. In questo caso un frigorifereo A sarà sempre più efficiente di uno E, quindi il giudizio di merito sarà sempre vero e mi guiderà nella scelta.
    Ma nel caso di un alimento avere una classificazione svincolata dalla dieta non aiuta a capire.
    Certo, esiste il problema di definire le porzioni, però il Nutrinform battery mi pare essere più utile per capire quanto posso mangiare di un alimento.

  6. Mi scusi Sig. Filippo Rossi, dove rileva l’esaltazione per il Nutri-score? Cosa intende profilo nutrizionale sfavorevole nell’olio extra-vergine di oliva?
    Aggiungo che, quando gli alimenti riporteranno il Nutri-score sarà possibile impostare la propria dieta basandosi sull’etichetta. Non sarà difficile da capire (piuttosto da attuare, il che esula da questa risposta).
    Poi, molti prodotti riportano già il suggerimento quantitativo per porzione. Questa però varia in base a molti parametri, mentre il Nutri-score definisce le caratteristiche intrinseche di ogni alimento, come evidenzia l’Autore dell’articolo.
    A mio giudizio siamo – probabilmente – di fronte a un “passo avanti” nella chiarezza del profilo nutrizionale. Molti potrebbero optare per una scelta rapida d’acquisto basandosi solo su questo innovativo messaggio.

     

QUARTO ARTICOLO:

Nutri-Score: il semaforo della discordia. Il nuovo dossier de Il Fatto Alimentare per riceverlo, ecco il link: Qui

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Medico Nutrizionista Clinico, Food Politics. Diet-debunker.

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